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COMMUNITY

La community "Insieme x 100.000" é l'iniziativa che COOPI lancia per avvicinare, rendere partecipi e unire, sotto la bandiera della lotta alla malnutrizione, persone sensibili a questa tematica.

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Intervista a Franca Covini


1) Ci spieghi qual è il tuo lavoro per COOPI in Ciad?
Sono Capomissione, cioè mi occupo di coordinare le attività di COOPI nel Paese: i progetti in corso, l'identificazione di nuovi bisogni, quindi la promozione di nuovi progetti e la ricerca di fondi a livello locale. Il Capomissione è anche il rappresentante dell'ONG, l'interfaccia di COOPI con le autorità locali, i partners dello sviluppo e dell'emergenza. Sono il supervisore delle risorse umane e il responsabile finale della loro sicurezza. Il coordinamento con la ONG avviene attraverso il Desk in Italia che segue le attività del Paese dalla sede centrale, nel caso di COOPI a Milano.

2) Qual è la situazione attuale in Est Ciad (ci sono ancora problemi di sicurezza)?
Benché la situazione sia pacificata dopo gli accordi dello scorso anno con il Sudan, e l'istituzione di una interforza di frontiera che assicura un relativo controllo dei flussi e il rispetto degli accordi, il Paese resta a rischio, e problemi di sicurezza possono sorgere in ogni momento. L'Est ha certamente anche una specifica insicurezza dovuta alla presenza massiccia di rifugiati e di popolazioni locali che restano vulnerabili, ma il tipo di rischio è cambiato ed è tendenzialmente più uniforme in tutto il Paese. Solo una minoranza degli ex ribelli sono stati integrati nelle forze armate. Per i restanti, non esiste un piano di integrazione sociale, rappresentano quindi un rischio potenziale elevato come mano d'opera di criminalità comune o politica. A fronte di una diminuzione globale degli incidenti di sicurezza di cui sono state vittime in passato le ONG internazionali, come i rapimenti, c'è oggi un cambiamento dell'obiettivo dell'attacco, del bersaglio e della violenza degli episodi. Anche le popolazioni locali vengono minacciate con le armi per rapine, soprattutto di veicoli, i "coupeurs de routes" non esitano a sparare ad altezza d'uomo per una moto o un'auto, aumentano gli incidenti nelle città e nelle zone considerate "sicure" per gli espatriati. All'Est certamente il ritorno della Minurcat lascia gli umanitari più scoperti. Lo stato ha difficoltà a controllare attraverso le forze di polizia il territorio, soprattutto nelle zone più periferiche. Dopo la partenza della Minurcat a fine 2010 su invito del governo, lo stesso non è stato in grado di far funzionare autonomamente il dispositivo di protezione dello spazio umanitario (il Dipartimento Integrato di Sicurezza) formato e sostenuto fino a quel momento dalle NU. Benché vi sia un ulteriore investimento delle agenzie Onu per l'appoggio tecnico a questo scopo, questa struttura non è attualmente in grado di svolgere il suo compito efficacemente. Il Ciad ha quattro frontiere a rischio: il Sudan, la RCA e il Niger, alle quali si aggiunge oggi la Libia. Sono circa 300.000 i Ciadiani che si trovavano in Libia all'inizio degli incidenti, la maggior parte come lavoratori, che garantivano un flusso di risorse economiche verso le famiglie. Le conseguenze dell'interruzione di flussi di merci in Ciad e delle comunicazioni e un importante flusso di ritorno in atto si possono valutare a tre livelli: Sul piano della sicurezza, per la porosità della frontiera nord e la difficoltà dello Stato a controllare il proprio territorio. L'ingresso di ribelli con intenzioni destabilizzatrici è tutt'altro che remota. Sul piano umanitario, per la difficoltà ad organizzare il ritorno alle zone di origine di persone che arrivano in una zona di difficile accesso, priva di mezzi di trasporto, rimasta tagliata fuori dai rifornimenti (Faya è stata soccorsa da aerei libici in occasione delle inondazioni della scorsa stagione delle piogge, ed è rifornita pressoché unicamente da merci libiche). Malgrado la volontà del governo degli attori umanitari di facilitare la ripartenza immediata dei profughi, sembra inevitabile l'istituzione di campi di transito, che pongono problemi enormi in una zona così isolata per l'accesso all'acqua, ai rifornimenti alimentari e di farmaci. Sul piano sociale, per le famiglie dei ritornati gravate della perdita del reddito dall'estero e della presenza di elementi non produttivi. A questo si accompagna un aumento immediato dei prezzi per l'interruzione del flusso di merci dalla Libia. Grandissima parte dei ritornati proviene dalle zone del Sahel, già vittime l'anno scorso di una pesante crisi alimentare. Le ONG sono preoccupate per un possibile aggravarsi della situazione nutrizionale in aree estremamente vulnerabili.

3) Come procedono gli interventi di lotta alla malnutrizione, a favore dei quali abbiamo lanciato la campagna "Insiemex100.000"?
I progetti procedono bene, e la strategia di intervento tende sempre di più al coinvolgimento delle autorità sanitarie in vista di un passaggio alla post urgenza. Resta delicata la situazione delle popolazioni sfollate perché la politica dei ritorni promossa dal governo non ha ancora il sostegno necessario i termini di infrastrutture e soprattutto di personale messo a disposizione dallo stato: medici infermieri, nutrizionisti, insegnanti ecc... Come detto prima, la crisi libica potrebbe inoltre aggravare una situazione che cominciava a stabilizzarsi sul piano alimentare e nutrizionale.

4) Qual è a tuo giudizio il tipo di intervento più urgente in quell'area e puoi quantificare l'entità del finanziamento necessario?
L'urgenza in questo momento all'est è rappresentata dal rinforzo delle strutture di assistenza nutrizionale per la presa in carico dei bambini malati, ma anche e soprattutto per la sensibilizzazione nei villaggi e la costituzione di gruppi di animatori che possono aiutare a prevenire casi, curare correttamente e evitare gli abbandoni e le ricadute. Molto si può fare anche in termini di supporto alle famiglie per consentire una migliore autosufficienza alimentare. Spesso dietro un bambino malnutrito ce n'è un altro e c'è una madre che non può scegliere quanti figli fare o di non allontanarsi per lavorare e sfamare se stessa e gli altri membri della famiglia Ai nostri progetti all'est mancano oggi ameno 100.000 euro per poter integrare questi diversi aspetti non presi in carico da altri donatori. L'emergenza nel Sahel potrebbe pero' presentarsi entro pochi mesi: disporre di fondi per poter intervenire rapidamente da parte delle ONG à fondamentale per salvare vite: occorrono missioni di valutazione complesse e costose logisticamente che i donatori istituzionali non prendono in conto, e possibilità di istituire centri di salute volanti o mobili nelle zone più isolate in tempi molto rapidi per adattarsi ai bisogni.

5) Secondo la tua esperienza, si può migliorare il mondo? In che modo? Cosa può fare ciascuno di noi? E i giovani, in particolare?
Certo che si puo' migliorare, e spesso con piccole e puntuali azioni che richiedono il cambiamento delle proprie abitudini di poco ma con molto impatto. O anche solo di aprire gli occhi e agire il proprio potere di cittadini coscienti. Si puo' destinare un po' del proprio tempo per avere in cambio un'esperienza di vita e professionale impagabile partendo in missione, ma si puo' spegnere la luce inutile e destinare il risparmio ad illuminare un quaderno dei compiti a Goz Beida, si puo' parlare col vicino di casa che deve desinare il 5%o e non sa che puo' trasformarlo in un bambino sano e vaccinato, si puo' adottare un bambino a distanza al costo di un pacchetto di sigarette al giorno. Non c'è bisogno di partire, è altrettanto urgente migliorare la sensibilità, la cultura e le abitudini dei ricchi del mondo ancor più che quella dei poveri... E' il mio appello ai giovani europei: non rinunciate ad agire là dove il vostro comportamento quotidiano di gente "che non se ne frega" puo' essere ascoltato, perché la democrazia ve lo permette e la vostra cultura e coscienza possono vigilare e opporsi se cosi' non é. Siate certi che qui importa il vostro impegno, e molto; fa la differenza tra vivere e morire.

Franca Covini
Chef de Mission COOPI - Tchad

Progetto triennale di lotta contro la malnutrizione nell'Est Ciad, nelle aree di Goz Beida e Kou-Kou.
LUOGO DEL PROGETTO: Est Ciad - Goz Beida - DURATA: 3 anni( 2009-2011)

LE ATTIVITA' REALIZZATE

- Monitoraggio dello stato nutrizionale delle comunitá coinvolta (sfollati, autoctoni e profughi).
- Screening dei casi di malnutrione (grave e moderata).
- Trattamenti sanitari specifici (nei centri nutrizionali e/o a domincilio).
- Costruzione e riabilitazione di centri nutrizionali e sanitari.
- Campagne di sensibilizzazione della comunitá.
- Formazione del personale locale.

Scheda Progetto Scheda Campagna

La malnutrizione uccide piú della guerra. Aiutaci a combatterla!


L'innalzamento dei prezzi del cibo, i minori redditi e l'aumento della disoccupazione stanno mettendo in ginocchio milioni di persone.

Ad oggi oltre 1 miliardo di persone, di cui 26 milioni di bambini, soffrono di malnutrizione e denutrizione. (fonte FAO, 2009)
In Africa subsahariana, la zona maggiormente colpita da questa emergenza, oltre il 90% dei bambini si trova in condizioni disperate. Questi non sono freddi numeri, ma riguardano la vita di persone che lottano ogni giorno per una corretta e sana alimentazione.

Per questo COOPI interviene direttamente sul campo con progetti sostenibili e duraturi nel tempo attraverso azioni di monitoraggio e screening, costruzione ed equipaggiamento, formazione specifica e campagne di sensibilizzazione.

Salvare dalla malnutrizione il maggior numero possibile di uomini, donne e bambini é oggi la nostra prioritá.

Possiamo farlo, ma abbiamo bisogno dell'aiuto di persone come te. Grazie!
Un caro saluto

Ennio Miccoli Direttore Generale

PS: 2,7 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno di malnutrizione. Il tuo aiuto puó salvarne molti. GRAZIE.

Progetto triennale di lotta contro la malnutrizione nell'Est Ciad, nelle aree di Goz Beida e Kou-Kou.
LUOGO DEL PROGETTO: Est Ciad - Goz Beida - DURATA: 3 anni( 2009-2011)

lL CONTESTO

Il Ciad ha uno dei piú alti tassi di mortalitá infantile (bambini sotto i 5 anni), pari a 208 su 1.000. In base ad una ricerca realizzata da UNICEF, la malnutrizione é la causa diretta e/o indiretta del 50% dei decessi dei bambini sotto i 5 anni in Ciad.
Essa é causata da:
- Scarsa disponibilitá e accessibilitá alimentare
- Cattive abitudini alimentari
- Scarso accesso alle cure sanitarie

e alimentata dalla crisi umanitaria che ha provocato l'afflusso dal Sudan di un altissimo numero di profughi proprio nell'Est Ciad.
I gruppi piú vulnerabili affetti da questa malattia della povertá sono:
- I bambini sotto i 5 anni
- Le donne incinta
- Le donne che allattano
- Gli anziani

Progetto triennale di lotta contro la malnutrizione nell'Est Ciad, nelle aree di Goz Beida e Kou-Kou.
LUOGO DEL PROGETTO: Est Ciad - Goz Beida - DURATA: 3 anni( 2009-2011)

I BENEFICIARI

I beneficiari del progetto sono gli abitanti, gli sfollati e i rifugiati dell'area di Goz Beida e di Koukou Angarana, nell'Est Ciad vicino al confine con il Sudan.
Beneficiari diretti: 23.400 bambini sotto i 5 anni e 5.439 donne in cinta o che allattano.
Beneficiari indiretti: oltre 165.000 persone.

Progetto triennale di lotta contro la malnutrizione nell'Est Ciad, nelle aree di Goz Beida e Kou-Kou.
LUOGO DEL PROGETTO: Est Ciad - Goz Beida - DURATA: 3 anni( 2009-2011)

L'OBIETTIVO

COOPI intende ridurre il tasso di mortalitá dei bambini con meno di 5 anni all'interno della popolazione di sfollati interni e abitanti nella regione coinvolta dal progetto

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Coopi e la malnutrizione

Dal campo Goz Beida, Est Ciad

Reportage Alessandro Gandolfi / Parallelozero

Ciad, ottobre 2010

Foto dal campo

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